Ritiro delizioso nel soggiorno iniperiale sul colle Palatino
SCENA I
Annio, Sesto
Recitativo
ANNIO
Sesto, come tu credi,
Augusto non peri. Calma il tuo duolo;
in questo punto ei torna
illeso dal tumulto.
SESTO
Oh Dei pietosi!
oh, caro prence! oh, dolce amico! Ah, lascia
che a questo sen... ma non m'inganni?...
ANNIO
lo merto
sì poca fé? Dunque tu stesso a lui
corri, e 'l vedrai.
SESTO
Ch'io mi presenti a Tito
dopo averlo tradito?
ANNIO
Tu lo tradisti?
SESTO
Io del tumulto, io sono
il primo autor.
ANNIO
Sesto è infedele!
SESTO
Amico,
m'ha perduto un istante. Addio! M'involo
alla patria per sempre.
Ricordati di me. Tito difendi
da nuove insidie. lo vo ramingo, afflitto
a pianger fra le selve il mio delitto.
ANNIO
Fermati; oh Dei! pensiamo... incolpan
molti di questo incendio il caso; e la congiura non è certa finora...
SESTO
Ebben, che vuoi?
ANNIO
Che tu non parta ancora.
No. 13 - Aria
ANNIO
Torna di Tiro a lato:
Torna, e l'error passato
Con replicate emenda
Prove di fedeltà.
L'acerbo tuo dolore
È segno manifesto,
Che di virtù nel core
L'immagine ti sta.
Torna di Tiro a lato, ecc.
parte
SCENA II
Sesto, poi Vitellia
Recitativo
SESTO
Partir deggio, o restar? lo non ho mente
per distinguer consigli.
VITELLIA
Sesto, fuggi, conserva
a tua vita, e 'l mio onor. Tu sei perduto,
se alcun ti scopre, e se scoperto sei,
pubblico è il mio segreto.
SESTO
In questo seno
sepolto resterà. Nessuno il seppe.
Tacendolo morrò.
SCENA III
Publio con guardie e detti
Recitativo
PUBLIO
Sesto!
SESTO
Che chiedi?
PUBLIO
La tua spada.
SESTO
E perché?
PUBLIO
Colui, che cinto
delle spoglie regali agli occhi tuoi,
cadde trafitto al suolo, ed ingannato
dall'apparenza tu credesti Tito,
era Lentulo; il colpo
la vita a lui non tolse, il resto intendi.
Vieni.
VITELLIA
(Oh, colpo fatale!)
SESTO dà la spada
Al fin, tiranna...
PUBLIO
Sesto, partir conviene. E già raccolto
per udirti il senato; e non poss'io
differir di condurti.
SESTO
Ingrata, addio!
SCENA IV
No. 14 - Terzetto
SESTO
Se al volto mai ti senti
Lieve aura che s'aggiri,
Gli estremi miei sospiri
Quell'alito sarà.
VITELLIA
(Per me vien tratto a morte:
Ah, dove mai m'ascondo!
Fra poco noto al mondo
Il fallo mio sarà.)
PUBLIO
Vieni...
SESTO a Publio
Ti seguo... a Vitellia
addio.
VITELLIA a Sesto
Senti... mi perdo... oh Dio! a Publio
Che crudeltà!
SESTO a Vitellia, in atto di partire
Rammenta chi t'adora
In questo stato ancora.
Mercede al mio dolore
Sia almen la tua pietà.
VITELLIA
(Mi lacerano il core
Rimorso, orror, spavento!
Quel che nell'alma io sento
Di duol morir mi fa.)
PUBLIO
(L'acerbo amaro pianto,
Che da'suoi lumi piove,
L'anima mi commuove,
Ma vana è la pietà!) Publio e Sesto partono con le guardie, e Vitellia dalla parte opposta.
SCENA V Gran sala destinata alle pubblicbe udienze. Trono, sedia e tavolino
Tito, Publio, Patrizi, pretoriani e popolo
No. 15 - Coro
CORO
Ah, grazie si rendano
Al sommo fattor,
Che in Tito del trono
Salvò lo splendor.
TITO
Ah no, sventurato
Non sono cotanto,
Se in Roma il mio fato
Si trova compianto
Se voti per Tito
Si formano ancor.
CORO
Ah, grazie si rendano, ecc.
Recitativo
PUBLIO
È tutto
colà d'intorno
alla festiva arena
il popolo raccolto; e non s'attende
che la presenza tua.
TITO
Andremo,
Publio, fra poco. lo non avrei riposo,
se di Sesto il destino
pria non sapessi. Avrà il Senato omai
le sue discolpe udite; avrà scoperto,
vedrai, ch'egli è innocente; e non dovrebbe
tardar molto l'avviso.
Va! chiedi
che si fa, che si attende? lo voglio tutto
saper pria di partir.
PUBLIO
Vado; ma temo
di non tornar nunzio felice.
TITO
E puoi
creder Sesto infedele? Io dal mio core
il suo misuro; e un impossibil parmi
ch'egli m'abbia tradito.
PUBLIO
Ma, Signor, non han tutti il cor di Tito.
No. 16 - Aria
PUBLIO
Tardi s'avvde
D'un tradimento
Chi mai di fede
Mancar non sa.
Un cor verace
Pieno d'onore
Non è portent
Se ogn'altro core
Crede incapace
D'infedeltà.
Tardi s'avvede, ecc. parte
SCENA VI
Tito, poi Annio
Recitativo
TITO
No, così scellerato
il mio Sesto non credo.
Tanto cambiarsi
un'alma non potrebbe. Annio, che rechi?
L'innocenza di Sesto?
Consolami!
ANNIO
Signor! pietà per lui
ad implorar io vengo.
SCENA VII
Detti, Publio con foglio
Recitativo
PUBLIO
Cesare, nol diss'io. Sesto è l'autore
della trama crudel.
TITO
Publio, ed è vero?
PUBLIO
Purtroppo; ei di sua bocca
tutto affermò. Co' complici il senato
alle fiere il condanna. Ecco il decreto
terribile, ma giusto; dà il foglio a Tito
né vi manca, o Signor, che il nome augusto.
TITO si getta sedere
Onnipossenti Dei!
ANNIO inginocchiandosi
Ah, pietoso Monarca...
TITO
Annio, per ora
lasciami in pace.
PUBLIO
Alla gran pompa unite
sai che le genti omai...
TITO
Lo so, partite!
ANNIO
Deh, perdona, s'io parlo
in favor d'un insano.
Della mia cara sposa egli è germano.
No. 17 - Aria
ANNIO
Tu fosti tradito:
Ei degno è di morte,
Ma il core di Tito
Pur lascia sperar.
Deh prendi consiglio,
Signor, dal tuo core:
Il nostro dolore
Ti degna mirar. Publio ed Annio partono.
SCENA VIII Tito solo a sedere
Recitativo accompagnato
TITO
Che orror! che tradimento!
Che nera infedeltà! Fingersi amico!
essermi sempre al fianco: ogni momento
esiger dal mio core
qualche prova d'amore; e starmi intanto
preparando la morte! Ed io sospendo
ancor la pena? e la sentenza
non segno?‑ prende la penna per sottoscrivere e poi s'arresta
Ah sì, lo scellerato mora!
Mora … ma senza udirlo
mando Sesto a morir? Si: già l'intese
abbastanza il senato. E s'egli avesse
qualche arcano a svelarmi?
Olà! depone la penna, intanto entra una guardia
(S'ascolti,
e poi vada al supplicio.) A me si guidi Sesto. la guardia parte
È pur di chi regna
infelice il destino! A noi si nega
ciò che a' più bassi è dato. In mezzo al bosco
quel villanel mendico, a cui circonda
ruvida lana il rozzo fianco, a cui
è mal fido riparo
dall'ingiurie del ciel tugurio informe,
placido i sonni dorme,
passa tranquillo i dì. Molto non brama:
sa chi l'odia, e chi l'ama: unito o solo
torna sicuro alla foresta, al monte;
e vede il core ciascheduno in fronte.
SCENA IX
Tito, Publio, Sesto e custodi
Sesto entrato appena, si ferma.
No. 18 - Terzetto
SESTO
(Quello di Tiro è il volto!
Ah dove oh stelle! è andata
La sua dolcezza usata!
Or ci mi fa tremar!)
TITO
(Eterni Dei! di Sesto
Dunque il sembiante è questo!
Oh come può un delitto
Un volto trasformar!)
PUBLIO
(Mille diversi affetti
In Tiro guerra fanno.
S'ei prova un tale affanno,
Lo seguita ad amar.)
TITO
Avvicinati!
SESTO
(Oh voce
Che piombami sul core.)
TITO
Non odi?
SESTO
(Di sudore
Mi sento oh Dio bagnar!
Non può chi more
Non può di più penar.)
TITO, PUBLIO
(Palpita il traditore,
Né gli occhi ardisce alzar.) Publio e le guardie partono.
Recitativo
TITO
Odimi, oh Sesto;
siam soli; il tuo sovrano
non è presente. Apri il tuo core a Tito;
confidati all'amico.
In contraccambio almeno
d'amicizia lo chiedo.
SESTO
(Ecco una nuova
specie di pena! o dispiacere a Tito,
o Vitellia accusar.)
TITO incomincia a turbarsi
Dubiti ancora?
SESTO
Signore …
sappi dunque...
TITO
Parla una volta:
che mi volevi dir?
SESTO
Ch'io son l'oggetto
dell'ira degli Dei; che la mia sorte
non ho più forza a tollerar; ch'io stesso
traditor mi confesso, empio mi chiamo;
ch'io merito la morte, e ch'io la bramo.
TITO
Sconoscente! e l'avrai. alle guardie, che saranno uscite
Custodi, il reo
toglietemi d'innanzi.
SESTO
Il bacio estremo
su quella invitta man.
TITO senza guardarlo
Parti; non è più tempo,
or tuo giudice sono.
SESTO
Ah, sia questo, Signor, l'ultimo dono.
No. 19 - Rondò
SESTO
Deh, per questo istante solo
Ti ricorda il primo amor.
Che morir mi fa di duolo
Il tuo sdegno il tuo rigor.
Di pietade indegno è vero,
Sol spirar io deggio orror.
Pur saresti men severo,
se vedessi questo cor.
Disperato vado a morte;
Ma il morir non mi spaventa.
Il pensiero mi tormenta
Che fui teco un traditor!
(Tanto affanno soffre un core,
Né si more di dolor!) parte
SCENA X Tito solo
Recitativo
TITO
Ove s'intendesse mai più contumace
infedeltà? Deggio alla mia negletta
disprezzata clemenza una vendetta.
Vendetta! … il cor di Tito
tali sensi produce?… Eh viva … invano
parlan dunque le leggi? siede
Sesto è reo; Sesto mora. sottoscrive
Ma dunque faccio
sì gran forza al mio cor. Né almen sicuro
sarò ch'altri l'approvi? Ah, non si lasci
il solito cammin … lacera il foglio
Viva l'amico!
benché infedele. E se accursarmi il mondo
vuol pur di qualche errore,
m'accusi di pietà getta il foglio lacerato
non di rigore.
SCENA XI
Tito, Publio
Recitativo
TITO
Publio.
PUBLIO
Cesare.
TITO
Andiamo al popolo, che attende.
PUBLIO
E Sesto?
TITO
E Sesto,
venga, all'arena ancor.
PUBLIO
Dunque il suo fato?...
TITO
Sì, Publio, è già deciso.
PUBLIO
(Oh, sventurato!)
No. 20 - Aria
TITO
Se all'impero, amici Dei,
Necessario è un cor severo;
O togliete a me l'impero,
O a me date un altro cor.
Se la fé de' regni miei
Coll'amor non assicuro:
D'una fede non mi curo,
Che sia frutto del timor.
Se all'impero, amici Dei, ecc. Parte, seguito da Publio
SCENA XII
Vitellia, e poi Servilia e Annio da diverse parti
Recitativo
SERVILIA
Ah, Vitellia!
ANNIO
Ah, principessa!
SERVILIA
Il misero germano...
ANNIO
Il caro amico...
SERVILIA
È condotto a morir.
VITELLIA
Ma che posso per lui?
SERVILIA
Tutto, a' tuoi prieghi
Tito lo donerà.
ANNIO
Non può negarlo
alla novella Augusta.
VITELLIA
Annio, non sono
Augusta ancor.
ANNIO
Pria che tramonti il sole
Tito sarà tuo sposo. Or, me presente,
per le pompe festive il cenno ci diede.
VITELLIA
(Dunque Sesto ha taciuto! oh amore! oh fede!)
Annio, Servilia, andiam.
(Ma dove corro così senza pensar?)
Partite amici, vi seguirò.
No. 21 - Aria
SERVILIA
S'altro che lacrime
Per lui non tenti,
Tutto il tuo piangere
Non gioverà.
A questa inutile
Pietà che senti,
Oh quanto è simile
La crudeltà.
S'altro che lacrime, ecc. parte
SCENA XIII
Vitellia sola
No. 22 - Recitativo accompagnato
VITELLIA
Ecco il punto, o Vitellia,
d'esaminar la tua costanza: avrai
valor che basti a rimirar esangue
il Sesto tuo fedel? Sesto, che t'ama
più della vita sua? Che per tua colpa
divenne reo? Che t'ubbidì crudele?
Che ingiusta t'adorò? Che in faccia a morte
sì gran fede ti serba, e tu frattanto
non ignota a te stessa, andrai tranquilla
al talamo d'Augusto? Ah, mi vedrei
sempre Sesto d'intorno; e l'aure, e i sassi
temerei che loquaci
mi scoprissero a Tito. A' piedi suoi
vadasi il tutto a palesar. Si scemi
il delitto di Sesto,
se scusar non si può, col fallo mio.
D'impero e d'imenei, speranze, addio.
No. 23 - Rondò
VITELLIA
Non più di fiori
Vaghe catene
Discenda Imene
Ad intrecciar.
Stretta fra barbare
Aspre ritorte
Veggo la morte
Ver me avanzar.
Infelice! qual orrore!
Ah, di me che si dirà?
Chi vedesse il mio dolore,
Pur avria di me pietà. parte
SCENA XIV Luogo magnifico, che introduce a vasto anfiteatro, da cui per diversi archi scopresi la parte interna. Si vedranno già nell'arena i complici della congiura condannati alle fiere.
Coro Nel tempo che si canta il coro, predecuto da' littori, circondato da' senatori, e patrizi romani, e seguito da'pretoriani esce Tito, e dopo Annio e Servilia da diverse parti.
No. 24 - Coro
CORO
Che del ciel, che degli Dei
Tu il pensier, l'amor tu sei,
Grand'Eroe, nel giro angusto
Si mostrò di questo dì.
Ma, cagion di maraviglia
Non è già, felice Augusto,
Che gli Dei chi lor somiglia,
Custodiscano così.
SCENA XV
Tito, Publio e Sestofra littori, Annio e Servilia, poi VitelIia
Recitativo
TITO
Sesto, de' tuoi delitti
tu sai la serie, e sai
qual pena ti si dee. Roma sconvolta,
l'offesa Maestà, le leggi offese,
l'amicizia tradita, il mondo, il cielo
voglion la morte tua. De' tradimenti
sai pur ch'io son l'unico oggetto; or senti.
VITELLIA entrando frettolosa
Eccoti, eccelso Augusto, s'inginocchia
eccoti al pié la più confusa …
TITO
Ah sorgi,
che fai? che brami?
VITELLIA
lo ti conduco innanzi
l'autor dell'empia trama.
TITO
Ov'è? Chi mai
preparò tante insidie al viver mio?
VITELLIA
Nol crederai.
TITO
Perché?
VITELLIA
Perché son io.
TITO
Tu ancora?
SESTO, SERVILIA
Oh, stelle!
ANNIO, PUBLIO
Oh, Numi!
TITO
E quanti mai,
quanti siete a tradirmi?
VITELLIA
Io la più rea
son di ciascuno! lo meditai la trama;
il più fedele amico
io ti sedussi; io del suo cieco amore
a tuo danno abusai.
TITO
Ma del tuo sdegno
chi fu cagion?
VITELLIA
La tua bontà. Credei
che questa fosse amor. La destra e 'l trono
da te sperava in dono, e poi negletta
restai due volte, e procurai vendetta.
No. 25 - Recitativo accompagnato
TITO
Ma che giorno è mai questo? al punto stesso
che assolvo un reo, ne scopro un altro? E quando
troverò, giusti Numi,
un'anima fedel? Congiuran gli astri
cred'io, per obbligarmi a mio dispetto
a diventar crudel. No: non avranno
questo trionfo. A sostener la gara,
già m'impegnò la mia virtù. Vediamo,
se più costante sia
l'altrui perfidia, o la clemenza mia:
Olà: Sesto si sciolga: abbian di nuovo
Lentulo, e suoi seguaci
e vita, e libertà: sia noto a Roma,
ch'io son lo stesso, e ch'io
tutto so, tutti assolvo, e tutto oblio.
No. 26 - Sestetto con coro
SESTO
Tu' e ver, m'assolvi, Augusto;
Ma non m'assolve il core,
Che piangerà l'errore,
Finché memoria avrà.
TITO
Il vero pentimento,
Di cui tu sei capace,
Val più d'una verace
Costante fedeltà.
VITELLIA, SERVILIA, ANNIO
Oh generoso! oh grande!
E chi mai giunse a tanto?
Mi trae dagli occhi il pianto
L'eccelsa tua bontà.
TUTTI e CORO (senza TITO)
Eterni Dei, vegliate
Sui sacri giorni suoi,
A Roma in lui serbate
La sua felicità.
TITO
Troncate, eterni Dei,
Troncate i giorni miei,
Quel dì che il ben di Roma
Mia cura non sarà.
SESTO
Mich reizt nicht mehr des Lebens Stimme,
Ich suche Ruhe nur im Grab.
VITELLIA
kommt eilig Fliehe, trauter Sesto, eile,
Meine Ehre und dein Leben
Rettet nur die schnellste Flucht.
SESTO
Deine Ehre ist gerettet,
Meinen Mund verschliesst der Tod.
VITELLIA
Immer liebtest du den Kaiser
Wirst du widerstehen können,
Wenn er zärtlich in dich dringt.
SESTO
Titus fiel durch meine Hände
VITELLIA
Du irrest, Titus lebt,
Ich komme von ihm her.
SESTO
Er lebt? Er lebt? Wie dank ich dir
Für diese Nachricht! O wie wohl ist mir
Der Tod hat keine Schrecken mehr für mich;
Dein Geheimnis bleibt in deinem Busen,
Keine Folter öffnet meine Zunge,
Überzeuge dich nach meinem Tode,
Ob dich Sesto treu geliebt.
ZWEITER AUFTRITT
Publius mit Wachen. Die Vorigen.
PUBLIUS.
Sesto!
SESTO
Was forderst du in diesem Ton?
PUBLIUS
Dein Schwert! - Dein Staunen ist Verstellung,
Dein Verbrechen ist enthüllt,
Lentulus zeugt wider dich.
Er stahl den kaiserlichen Purpur,
Du hieltest irrig ihn für Titus,
Und stachst den Mordstahl ihm ins Herz.
Wisse nun, noch lebet Titus,
Noch lebet Lentulus, um vor dem Volk,
Und dem Senat die Schandtat zu bezeugen.
VITELLIA
für sich Mein Sesto ist verloren!
mit einem Schrei Ach!
Terzett
SESTO
Wenn schauerliche Lüfte,
Dein Antlitz einst umschweben,
So fühl das letzte Seufzen,
Den letzten Hauch von mir.
VITELLIA
Um mich muss Sesto sterben.
für sich Wo Götter, soll ich mich verbergen?
Ach mein Vergehen bleibet
Nicht unbekannt der Welt.
PUBLIUS
Folge mir!
SESTO
zu Publius Schon komm ich
zu Vitellia O lebe wohl!
VITELLIA
Nirgends mehr Rettung, o Himmel!
PUBLIUS
Folg mir!
SESTO
Schon komm' ich.
VITELLIA
Welch Missgeschick!
SESTO
Gedenk, gedenk des Armen,
Der dich auch jetzt noch liebet,
Dein Mitleid, dein Erbarmen,
Sei deiner Schmerzen Lohn.
VITELLIA
Ach, das Gefühl des Schreckens
Zerreisset mir die Seele,
Angst und Verzweiflung martert,
Mein Herz mit Todesqual.
PUBLIUS
Ihr herbes, bittres Leiden,
Die Träne ihres Auges
Gehn nahe meinem Herzen,
Mein Mitleid schenk ich ihr.
Alle drei ab.
DRITTER AUFTRITT
Saal mit einem Thron und Nebensitzen.
Titus, Publius, Patrizier, Wache
CHOR
Auf bringet Preis, und Dank
Dem ewigen Geschick,
In Titus erhielt es
Die Ehre des Throns.
TITUS
Nein, nimmer nenn' ich
Unglücklich mein Schicksal,
Denn schlagen nicht Herzen
Für mich noch voll Mitleid!
O schützet noch ferner
Ihr Götter! mein Volk.
CHOR
Auf, bringet Preis und Dank
Dem ewigen Geschick,
In Titus erhielt es
Die Ehre des Throns.
PUBLIUS
Schon ist das Volk auf dem Platze versammelt,
Entziehe ihnen nicht länger die Wonne,
Den geliebten Beherrscher gerettet zu sehn.
TITUS
Ich eile, mein treues Volk zu begrüssen,
Nur wünsch' ich Gewissheit von Sesto Schicksal,
Noch ist sein Verbrechen nicht erwiesen.
PUBLIUS
Lentulus hat gegen ihn gezeugt.
TITUS
Der Verbrecher sucht sich Gefährten,
Sesto ist als mein Freund bekannt;
Der Freund des Kaisers hat immer Neider,
Noch kehrt vom Senate niemand zurück;
Eile Publius, und bringe eine Nachricht.
Geht ab
PUBLIUS
Ich gehorche deinen Befehlen,
Mögen dich deine Gefühle nicht täuschen!
Arie
PUBLIUS
Urteilt bedächtig
Von der Verschwörung,
Noch kann ich nicht trauen,
Dem bösen Gerücht.
Ein Herz voll Treue,
Ein Herz voll Ehre,
Fröhnt nie dem Laster,
Wenn jedes andere
Gern sich verirret,
Und Wort und Treue bricht.
Geht ab, ihm folgen Patrizier und Wache.
VIERTER AUFTRITT
Titus kommt, dann Annius.
TITUS
Sesto! wenn du zum Verräter mir wurdest,
Dann, Glaube an Menschheit, dann bist du dahin.
ANNIUS
kommt eilig Herr! ich flehe um Gnade für ihn.
TITUS
Auch Annius glaubt an Sesto Verbrechen!
FÜNFTER AUFTRITT
Publius mit dem Urteil. Vorige.
PUBLIUS
Meine Ahnung ward zur Gewissheit,
Sieh hier des Senates Beschluss.
TITUS
Götter! ists möglich? Sesto ist schuldig?
PUBLIUS
Er war selbst des Verbrechens geständig,
Schrecklich, doch billig ist seine Strafe.
Er werde vor allen im Amphitheater
Den reissenden Tieren zur leckeren Speise;
Hier leg' ich das Urteil zur Unterschrift vor.
TITUS
nimmt das Urteil Ihr Mächte des Himmels! stärkt jetzt meinen Arm!
Er setzt sich an einen Tisch, worauf sich Schreibgeräte befindet. Die Bande der Freundschaft sind zerrissen,
Das Urteil ist billig. - Sesto sterbe -
- - Warum ergreift ein Zittern die Rechte
Wenn sie sich anschickt zum tötenden Zuge?
Soll ich ungehört ihn verdammen,
steht auf Nein, noch einmal muss ich ihn sehen
ruft Wache, man führe den Sesto zu mir!
Arie und Szene
TITUS
für sich Er sterbe!
zu den übrigen Entfernt euch alle!
Er muss jetzt sterben
Ihn retten vom Verderben
Kann keine Menschenmacht.
DIE ÜBRIGEN DREI
Ist dies des Titus Milde,
Tod verkündet uns sein Blick.
TITUS
Freundschaft war ihm nicht zu heilig,
Mit zärtlichen Gefühlen
Trieb er nur Kinderspiel;
Ha, schändlich hat er den Freund betrogen
Der nur sein Bestes wollte,
Strafe fodert sein Vergehn.
Gerecht ist meine Rache
Gerecht ist meine Wut.
Zu Ende der Arie tritt Titus in den Vordergrund der Bühne. Annius und Publius gehen ab. Publius kehrt wieder zurück.
SECHSTER AUFTRITT
PUBLIUS
Sesto erwartet deine Befehle.
TITUS
Führt ihn herein, und bewacht ihn genau.
PUBLIUS
führt Sesto herein Näh're dich Sesto, den Blicken des Kaisers.
Terzett
SESTO
Ha! welch ein Blick von Titus!
O Himmel! wie verschwunden
Ist seine vor'ge Güte,
Jetzt zittre ich vor ihm.
TITUS
O ew'ge Götter! dass ist Sesto!
Kaum sieht er sich mehr ähnlich.
Wie mächtig ein Verbrechen
Des Menschen Stirn entstellt.
PUBLIUS
Tausend verschiedne Triebe
Durchkreuzen Titus Seele
Durch sie vielleicht gedrungen
Gibt er der Grossmut Raum.
TITUS
Sesto? nahe dich!
SESTO
O Worte, die mir das Herz durchschneiden!
Bleibt in der Entfernung stehen.
TITUS
Du hörst nicht?
SESTO
Ach wie wird mir
Ich glühe, ich bebe vor Angst
TITUS UND PUBLIUS
Angst ergreifet den Verräter
Sein Aug' schliesst sich vor Scham
SESTO
Wie gross ist meine Pein
O Götter, welch ein Schmerz!
Titus gibt dem Publius einen Wink, der sich dann mit der Wache entfernet.
SIEBENTER AUFTRITT
Titus und Sesto.
TITUS
tritt nahe, und feierlich zu Sesto Du also wolltest meinen Tod?
Was reizte dich zu dieser Tat?
Sprich frei mit mir, noch ist's der Freund,
Und nicht den Kaiser, der dich hört.
SESTO
fällt vor ihm auf die Knie O diese Milde, grosser Kaiser,
Sie schlägt noch mehr mein Herz zu Boden
Ich habe eine Bitte nur;
Gib mir den Tod, und lass mein Blut
Die grosse Lasiertat versöhnen.
TITUS
hebt ihn gerührt auf. Erheit're deinen Blick, mein Sesto!
Verblendeter! du wolltest herrschen,
Sieh an die Früchte, die ich sammle,
Sie heissen Undank, und Verrat;
Ist wohl mein Los beneidenswert?
SESTO
Nicht Herrschsucht reizte mich zur Tat.
Nur Schwachheit - Leichtsinn. - Edler Fürst,
O lass mich schweigen, lass mich sterben!
TITUS
Ein Geheimnis martert dich,
Lege es in Freundes Busen.
SESTO
Meine Tat verdient den Tod.
TITUS
Nicht dies hoffnungslose Schweigen,
Warst du nicht stets mein Vertrauter?
SESTO
für sich Welch ein Kampf in meiner Seele?
TITUS
Sesto! bin ich nicht dein Freund?
SESTO
Nein, ich kann nicht länger schweigen,
Wisse also -
sich plötzlich besinnend Was beginn' ich?
TITUS
Rede frei, was willst du sagen?
SESTO
Dass ich selber mich verachte,
Dass die Götter auf mich zürnen,
Dass ich mir den Tod nur wünsche.
TITUS
beleidigt Der dir werden soll Verruchter.
Wache!
Die Wache kommt. Wache! führt ihn fort!
SESTO
Lass mich diese Hand noch küssen.
TITUS
Fort! Jetzt bin ich dein Gebieter.
SESTO
Gewähre diese letzte Bitte.
Arie
SESTO
Da ich einsam vor dir stehe,
Denk' an deine erste Huld;
Denn was mir den Tod verbittert,
Ist Verachtung, Hass von dir.
Unwert bin ich deines Mitleids,
Jeder Lebenshauch sagt mir's,
Dennoch zürntest du gelinder,
Könntest du mein Leiden sehn.
Voll Verzweiflung werd' ich sterben,
Aber ohne Furcht und Schrecken;
Das Gefühl nur ist mir quälend,
Dass ich dir Verräter war.
O wie ist mein Herz beklommen
Das sein Leid nicht klagen kann.
Geht ab.
ACHTER AUFTRITT
TITUS
allein Das Los ist geworfen! - Sesto sterbe!
Noch fehlet mein Name - ich will unterschreiben.
Er unterschreibt das Urteil. Stimme der Freundschaft! ich darf dich nicht hören,
ist schuldig - ich kann ihn nicht retten.
Geht ab.
NEUNTER AUFTRITT
Kurzes Zimmer. Vitellia, und Publius kommen von entgegengesetzten Seiten.
VITELLIA.
Publius!
PUBLIUS
Mich rufen Geschäfte zum Kaiser.
VITELLIA
Und Sesto -
PUBLIUS
Erscheinet im Amphitheater.
VITELLIA
So stirbt er? Hat er mit dem Kaiser gesprochen?
PUBLIUS
Sie waren geraume Weile allein.
Die Pflicht gebot mir, mich zu entfernen.
Geht schnell ab.
ZEHNTER AUFTRITT
Vitellia, dann Annius und Servilia von verschiedenen Seiten.
VITELLIA
So kalt spricht Publius mit mir?
Er eilte weg, als scheut' er sich
Mit der Verbrecherinn zu sprechen.
Gewiss hat Sesto mich verraten.
Nun fort zu Titus, er soll wissen,
Was zur Verschwörung mich bewog.
SERVILIA
kommt Vitellia, rette meinen Bruder!
ANNIUS
kommt O Fürstin, rette meinen Freund!
Er wird den grimmigen Löwen zur Beute.
VITELLIA
Was kann ich Arme für ihn tun?
SERVILIA
Du wirst des Kaisers Gattin,
Dir versagt er keine Bitte.
VITELLIA
Ist es Wahrheit was ihr sagt?
ANNIUS
Noch vor Untergang der Sonne,
Schliesst er dich in seinen Arm,
Eben gab er mir den Auftrag
Feste aller Art zu ordnen.
VITELLIA
Geht, ihr Lieben! Sesto Rettung,
Nehme ich allein auf mich.
Servilia, und Annius verbeugen sich gegen sie und gehen ab.
ELFTER AUFTRITT
Vitellia allein.
VITELLIA
Sieh die Stunde, o Vitellia,
Die deine Treue prüft, ist nahe,
Hast du wohl Mut, zu bleiben,
Und deinen treuen Sesto
Für dich sterben zu sehn?
Sesto, der dich liebt,
Mehr, als sein eignes Leben;
Der deinetwegen Verbrecher wurde,
Der dir Grausamen folgte,
Dir Ungerechten huldigte?
Der nah im Tode sich
So treu dir beweiset?
Ha, und du könntest
Deiner Schuld nicht unkundig,
Zufriednen Mutes
Den Tron mit Titus teilen?
Stets würd' ich ahnden,
Dass mir Sesto erschiene
Mich fürchten, und ängsten, dass vielleicht
Jedes Lüftchen mich verrate an Titus.
Zu seinen Füssen eile ich,
Alles zu entdecken
Dies mindert vielleicht Sesto Verbrechen,
Ob ich gleich meine Tat
Nicht kann entschuldigen.
Der Herrschsucht und der Liebe,
Entsag ich auf immer.
Arie
Nie wird des Lenzes
Blume mich schmücken,
Nie wehn mir Hymens
Festlicher Kranz.
Doch nehmt Barbaren
Ja alles auch hin,
So bleibt der Tod mir
Immer Gewinn.
Unglücksel'ge, ach ich scheide,
Und nur Fluch folgt mir von hier.
Ach, wer meine Leiden kannte,
Schenkte gern sein Mitleid mir.
Geht ab.
ZWÖLFTER AUFTRITT
Ein offener Platz vor dem Amphitheater, mit Säulen geziert. Titus, Publius, Publius, das Volk. Im Hintergrunde sieht man Sesto, und die Verurteilten in Ketten, dann Annius und Servilia.
CHOR
Dass des Himmels mächt'ge Wesen,
Dich zum Liebling auserlesen,
Hat der Zeitlauf eines Tages
Zur Genüge uns gezeigt.
Doch, wem kann es Wunder nehmen,
Wenn die ewig heil'gen Götter
Den in ihren Schutz aufnehmen,
Der so sichtbar ihnen gleicht.
TITUS
Noch ehe die festlichen Spiele beginnen,
Führe man die Verurteilten vor.
Sesto in Ketten tritt schweigend gegen Titus.
ANNIUS, SERVILIA, PUBLIUS
Gnade für Sesto, Gnade o Herr!
TITUS
zu diesen drei Personen Auch die Gerechtigkeit fordert ihr Opfer,
Die Strafe des Aufruhrs ist schmählicher Tod,
Ich darf des Gesetzes Strenge nicht mildern.
LETZTER AUFTRITT
Vitellia stürzt herein. Die Vorigen.
VITELLIA
stürzt zu den Füssen des Kaisers Mein Kaiser! mich treffe deine Rache,
Und Sesto werde frei.
TITUS
Vitellia, was soll das?
VITELLIA
Die Seele der Verschwörung -
Verführerin des Sesto -
SESTO
erschüttert Vitellia! was beginnst du?
VITELLIA
O Herr! kaum wirst du's glauben
Des Aufruhrs Haupt - bin ich
ALLE
O Götter!
TITUS
Wollt ihr mich alle morden?
VITELLIA
Ich ganz allein bin schuldig
Mich reizte Herrschbegier,
Ich wünschte deine Liebe
Und sah mich nachgesetzt.
Da flammt' in meinem Busen
Die Furie Eifersucht,
Das schwarze Laster an.
TITUS
Steh auf - ermanne dich.
Vitellia steht auf Welch ein Tag ist der heut'ge!
Kaum entdeck' ich einen Verbrecher,
So naht sich ein zweiter.
Ach, wann find' ich, gerechte Götter,
Ein treues Menschenherz?
Ach, wie verschworen scheint alles,
Mich wider mein Gefühl zu zwingen,
Dass ich grausam sei!
Nein! dieser Sieg soll nimmer euch werden!
Männlich im Streit zu stehen
Heisst mir Tugend, heisst mir Pflicht.
Sehen will ich, ob andrer Untreue
Mächtiger sein wird, als meines Herzens Güte.
Herbei, entfesselt Sesto, und geschenkt
Sei ihm, und seinem Anhang
Das Leben, und die Freiheit;
Rom sei's bekannt, dass ich es bin,
Der längst um alles weiss,
Es vergisst, und gern verzeiht.
Finale Vitellia, Servilia, Annius, Sesto, Titus, Publius, Chor.
SESTO
Du vergibst mir, o Grossmütiger,
Doch ach, mein Herz vergibt mir nicht.
Stets will ich weinen, und mein Vergehen bereu'n,
Bis mich das Grab umschliesst.
TITUS
Dein Herz voll wahrer Reue,
Das laut aus dir jetzt spricht,
Ist vielmehr wert, als ew'ge
Stets unverletzte Treu.
VITELLIA, SERVILIA, ANNIUS
O welche Grossmut, o welche Huld!
Wer kann so gross sich wähnen?
Ach, bis zu Freudentränen
Rührt so viel Güte mich.
VITELLIA, SERVILIA, ANNIUS, SESTO, PUBLIUS, CHOR
O ew'ge Götter, erhaltet lange
Roms Glanz, und Glück durch ihn!
TITUS
Nehmt Götter, nehmt mein Leben,
Ich geb' es freudig hin,
Wenn ich was heisser wünsche,
Als Rom beglückt zu sehn.